APPROFONDIMENTI PSICO EDUCATIVI

Come posso aiutare il bambino nella gestione delle sue emozioni?

Fin dai primissimi mesi di vita, tra il bambino e il suo caregiver (cioè la persona di riferimento e che si occupa di lui) si stabilisce una connessione a livello emotivo, che passa attraverso il soddisfacimento dei suoi bisogni.

Il caregiver cerca quindi di sintonizzarsi a livello emotivo, cioè cerca di comprendere i bisogni del suo bambino e riesce a comunicare al proprio figlio non solo che ha capito i suoi segnali, ma che ha colto il vissuto emotivo sottostante a quel comportamento e lo utilizza per regolarne lo stato affettivo. Un bambino che non ha ricevuto fin dai primi mesi di vita delle risposte adeguate ai suoi bisogni può sviluppare fatiche importanti negli anni successivi.

Tale sintonizzazione emotiva aiuta ad integrare e regolare i propri stati e le proprie sensazioni.

Spesso le storie dei bambini in affido ci raccontano di un ambiente che non è stato in grado di dar loro le risposte affettive di cui avevano bisogno.

Inserirsi in una nuova famiglia, può significare per il bambino conoscere e sperimentare stili di attaccamento nuovi, andando così a modificare i propri modelli profondi che aiutano il bambino a leggere ed interpretare se stesso e il mondo che lo circonda. In tal senso l’affido si configura come un’esperienza riparatrice dal punto di vista affettivo, capace di interrompere i precedenti cicli interpersonali disfunzionali interiorizzati dal bambino in altro contesto educativo.

Osservare mamma e papà o i caregivers esprimere le proprie emozioni in termini di intensità, di modalità espressive verbali e non verbali rappresenta per i bambini una palestra nella quale effettuare i propri stessi allenamenti emotivi.

Noi adulti, invece, dobbiamo provare a riconoscere le emozioni del bambino, ascoltarle, dar loro un nome: i bambini possono confondere paura e rabbia, ansia e tristezza. Prestare attenzione non solo alla dimensione verbale, ma a tutti quei segnali non verbali, come il contatto visivo, l’espressione del volto, il tono della voce, la postura, i movimenti del corpo, i tempi e l’intensità delle risposte permettono di vedere profondamente il bambino e di offrire a lui la potente esperienza di “sentirsi sentito”.

Ferite profonde

Ci sono ferite profonde e difficili da guarire nei bambini in affido, che non lasciano cicatrici evidenti. Spesso sono la conseguenza di maltrattamento da parte dei genitori biologici o la trascuratezza riservata ai bambini cresciuti in contesti di deprivazione emotiva, psicologica e relazionale che creano ferite profonde e difficili da guarire.

Anche se sperimentate nella prima infanzia, queste ferite tendono a permanere anche in seguito all’affido e a influenzare lo sviluppo emotivo e comportamentale, l’adattamento sociale e l’apprendimento del bambino.

Oltre al supporto e all’amore dei genitori affidatari, dunque, spesso c’è la necessità di intraprendere un percorso psicologico che aiuti questi bambini a costruire la propria identità e a rafforzare la loro autostima.

Si avvia in sinergia un processo di rigenerazione interna che ha effetti duraturi nel tempo. Quando un bambino o un ragazzo sperimenta i benefici di un legame caldo e nutritivo, questa positività non viene meno nel momento in cui la relazione di convivenza con gli affidatari si conclude. Quel bambino diventerà un adulto più attrezzato anche grazie al contributo positivo indelebile donatogli dagli affidatari.